Le storie della penisola sorrentina e della costiera amalfitana

Le storie della penisola sorrentina e della costiera amalfitana

Alla sua bellezza incomparabile, la penisola sorrentina unisce il fascino della storia e dei suoi miti.
Si parte da Vico Equense, che vale una visita soprattutto per la bellezza dei piccoli borghi, cosiddetti Casali, stesi tra agrumeti, viti ed olivi. Qui il Castello Giusso è avvolto dalla leggenda di Giovanna la Pazza. Si narra che la dama fu in vita un’amante insaziabile e oggi c’è chi sostiene che la sua anima si agiti nei luoghi dove morì, vittima di una delle trappole in cui in cui faceva finire gli amanti dopo essersi con loro congiunta.
Ma è senza dubbio il mito delle Sirene ammaliatrici dei naviganti, che Ulisse incontra sulla costa del promontorio sorrentino e lubrense, ad accompagnare in un viaggio in penisola. Sorrento è la mitica terra delle creature alate, dal canto soave e fatale, e deve il suo nome a “Sirentum”, fanciulla nata da Mirone e Leucosia. I due contadini legarono la nascita della piccola a un voto fatto al tempio delle Sirene di Massa Lubrense.
Ed è proprio a Massa che vale la pena arrivare per godere del verde della macchia mediterranea e dell’azzurro di uno dei tratti più belli del Mare Nostrum. Non prima, però, di passare per i bagni della Regina Giovanna, che costituiscono il più importante sito archeologico della penisola sorrentina. Si racconta che la regina Giovanna Durazzo qui lasciasse cadere dalle finestre i propri amanti.
Infine, un salto a Punta Campanella, Area marina protetta che si estende per più di mille ettari in uno dei tratti della costa italiana più rigogliosi dal punto di vista naturalistico.
Secondo una leggenda il nome della Punta deriverebbe da una campana. In una delle scorribande dei Saraceni, durante la quale, fu saccheggiata anche la Chiesa di Sant’Antonino Abate di Sorrento, giunse alla Punta una flotta pirata che trasportava la campana della chiesa e altri oggetti trafugati. La ciurma fu bloccata da una forza misteriosa e, nel tentativo di procedere, i briganti cominciarono ad alleggerire l’imbarcazione gettando in mare parte del loro bottino. Solo dopo aver gettato la campana in mare, si levò un forte vento che consentì al vascello pirata di raggiungere le altre fuste. Da allora, c’è chi sostiene che ogni 14 febbraio, festa del Santo protettore di Sorrento, si senta la campana suonare sott’acqua.